L'angelo nero e i suoi tranelli

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cattleja
00giovedì 11 giugno 2009 10:30
L’Angelo nero, vincitore del premio annuale bandito dalla casa editrice Laruffa di Reggio Calabria, Emozioni d’Inchiostro, è un romanzo completo concentrato in settantacinque pagine, nelle quali si trovano tutte le componenti della narrativa: se sottoscrivi il suo patto, essa ti trascina con sè nelle sue complicate evoluzioni, ti prende anche un po’ in giro e poi ti presenta un finale tutto a sorpresa nel quale all’inizio stenti a ritrovarti, fino a scoprire che quel finale era stato sapientemente preparato dall’autore.
Fabio Musati, prima di scrivere questo ironico e raffinato romanzo si è ampiamente documentato, come spiega nell’ultima pagina dei ringraziamenti.
Io direi che l’Angelo nero è un meta-romanzo. Cioè un romanzo sul romanzo, sui tranelli della scrittura, sul personaggio che, se la scrittura funziona, reclama autonomia. Ma questo non si scopre subito. L’inizio sembrerebbe impostato come una storia surreale. Una nera, antica e misteriosa signora appare e scompare, il protagonista, alter ego dell’autore, la rincorre per i vicoli di Milano e perfino dentro alla Rinascente. Chi è? la personificazione della Morte? lo Spirito Eterno dell’Avventura? Il Fato? Niente di tutto questo. La spiegazione è un po’ più articolata e Musati si destreggia abilmente, come un prestigiatore che ti illude di mostrarti una realtà, mentre invece te ne imbastisce una totalmente diversa, percorrendo il suo personale albero genealogico, in un tuffo terapeutico nel passato, passa per cimiteri di paese e aviti palazzi nobiliari, ammiccando al lettore, un poco come quando, durante un sogno, a tratti si percepisce chiaramente di sognare.
Il romanzo, articolato su più livelli, è scritto con agile e sapiente ironia e si chiude con una scoperta quasi teatrale. Tutte le misteriose identità saranno di colpo rivelate, in un finale a sorpresa ma non più di tanto: l’abilità dell’autore sta tutta nell’essere riuscito a preparare il lettore gradualmente, fino a far convergere in un unico punto tutte le linee narrative che all’inizio sembravano quasi indipendenti l’una dall’altra.
newat49
00giovedì 11 giugno 2009 19:47
Grazie mille! Mi sono permesso di pubblicare la tua bella recensione dul blog del romanzo.
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